Carne si, carne no. Cosa fare?
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Categoria: Alimentazione
mar, 2, 2015

“Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte”
– Francois de La Rochefoucauld

Nel ventaglio delle possibili scelte che ci troviamo a dover prendere ogni giorno, c’è anche la questione che riguarda la propria alimentazione: di cosa cibarsi oppure no, cosa evitare assolutamente, cosa è bene non far mancare sulla propria tavola e gli alimenti da lasciare invece sugli scaffali dei reparti del supermercato. L’Uomo del XXI secolo ha insomma la possibilità di scegliere come nutrire il proprio corpo.

Dati Eurispes del 2014 riportano che sono circa 6 milioni i vegetariani in Italia e 800 mila i vegani. A scegliere questo tipo di nutrizione sono soprattutto le donne: il 10,2% contro il 7,3% degli uomini. Ma perché ci si avvicina a questo tipo di alimentazione? A prescindere dalle questioni etiche del nutrirsi di altri esseri viventi quali sono, realmente, le conseguenze del mangiare carne?

Secondo alcune ricerche condotte durante la seconda guerra mondiale, quando la popolazione si nutriva solamente di frutta, verdure e cereali, ci fu una riduzione di un terzo della mortalità, oltre ad una grande riduzione di patologie quali il diabete, l’obesità, i disturbi digestivi, cardiovascolari e del fegato.

Altre ricerche condotte invece nel secondo dopoguerra, durante gli anni del boom economico quando i prodotti alimentari di pregio, come carne, latte e formaggi divennero accessibili a tutti, riportano un notevole miglioramento dello stato nutrizionale generale della popolazione e la scomparsa delle malattie da carenza, come il rachitismo e l’anemia.

A quale ricerca dare più o meno credito? Entrambe riportano dati reali conseguenti ad indagini verificabili.

La carne contiene circa il 20% di proteine di buona qualità nutrizionale, gli amminoacidi essenziali, che non troviamo in nessun altro tipo di alimento, è fonte di vitamine del gruppo B, ferro, zinco e grassi polinsaturi come l’Omega 3. Come sappiamo le proteine svolgono funzioni strutturali, immunitarie, ormonali, enzimatiche ed energetiche e sono quindi vitali per il nostro organismo. Tuttavia è anche ampiamente dimostrato che una dieta eccessivamente ricca di proteine può portare ad una intossicazione dell’urina e ad un sovraccarico nell’organismo di amminoacidi e di metaboliti come l’azoto, che, se introdotti in quantità eccessiva rispetto ai fabbisogni, devono essere eliminati attraverso i reni. Questo super lavoro a cui è sottoposto l’apparato urinario, ma anche quello cardiovascolare a seguito dell’aumento dei battiti cardiaci, può alla lunga essere dannoso per l’organismo e quindi per la salute.

Esistono tuttavia delle forme proteiche alternative alla carne, alle quali possiamo ricorrere: uova, latte e derivati e legumi sono in grado di colmare, senza problemi eccessivi, le carenze dovute all’esclusione della carne dal proprio piano alimentare. Ciò nonostante nelle proteine vegetali il grado di similitudine con quelle umane è ovviamente inferiore; ciò significa che in un alimentazione completamente vegana è facile incorrere in carenze specifiche, soprattutto se non si pone attenzione alle fonti proteiche consumate e alla loro necessaria sostituzione.

Ma quanto spesso può essere consumato questo alimento?

La carne bianca può essere consumata fino a tre volte a settimana, lasciando spazio negli altri pasti principali ad una fonte proteica alternativa. In una alimentazione sana ed equilibrata, unita ad un’adeguata attività fisica, può comunque esserci un piccolo spazio settimanale anche per i tagli più saporiti e per i salumi, quelli più magri ovviamente, come la bresaola e il prosciutto cotto. Sembra quindi che vada bene la regola generale che si applica ad ogni cosa: anche per la carne la giusta dose sta nel mezzo, nel non eccesso e nell’assumerne una quantità adeguata.

Ad ogni modo è importante ricordare che le carni più buone di tutte sono quelle provenienti dai piccoli allevatori locali. Le grandi industrie alimentari, infatti, spruzzano pesticidi sul bestiame, somministrano ormoni ed effettuano sugli animali tutta una serie di trattamenti nocivi che hanno solamente lo scopo di aumentare la produzione di carne da macello. Per non parlare poi delle condizioni in cui viene lavorata la carne stessa. Ma questa è tutt’altra storia, che meriterebbe tutt’altra serie di considerazioni a approfondimenti.

Scegliere di non mangiare carne rientra comunque nel ventaglio delle libertà individuali dell’età moderna. Solo poche decine di anni fa quasi nessuno si sarebbe immaginato di rifiutarla perché costituiva un cibo pregiato, assunto ad emblema di un ceto ricco e benestante. Oggi sappiamo che con le opportune attenzioni e con adeguate integrazioni possiamo sostituire la carne con alimenti vegetali o derivati, non escludendo l’opportunità di un assunzione aggiuntiva di vitamine e proteine tramite integratori.

Via libera quindi alla scelta della propria alimentazione ma attenzione ai pregiudizi alimentari che continuamente si diffondono nella nostra Società Occidentale, sempre pronta a lanciare allarmi di massa e costruire fobie sociali. Il digiuno e la disinformazione alimentare, unite all’accettazione acritica di diete all’ultima moda, possono infatti portare a più danni di qualsiasi altra scelta alimentare consapevole, informata ed individuale.


Lorenzo Piano

 

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