Creare benessere… Cucinando.
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Categoria: Gocce di
lug, 9, 2015

Che il cibo svolga un ruolo fondamentale per la nostra salute è risaputo.

Eppure, non è solo mangiando che esso può avere effetti positivi sul nostro benessere. In alcuni casi, anche prepararlo può farci stare bene.

Ognuno ha una o più attività che lo aiutano a rilassarsi, a sentirsi attivo o a raggiungere uno stato di flow, ovvero quella condizione ottimale in cui siamo completamente immersi in ciò che stiamo facendo. Per alcune persone, cucinare è una di queste. Il boom di trasmissioni televisive, libri, siti e blog di cucina sembrano confermarlo, così come alcune ricerche.

Si può dire che cucinare ci coinvolge ci su tutti i livelli, da quello fisico a quello mentale: stimola i sensi e i muscoli, ha a che fare con la pianificazione, la creatività e la matematica, suscita emozioni e ricordi, crea e fortifica le relazioni sociali…I pasti sono da sempre importanti momenti di condivisione e lo stesso vale spesso per la loro preparazione: cucinare può essere un modo semplice e divertente per passare del tempo di qualità in compagnia di familiari e amici.

Da un interessante studio svolto con 20 “chef amatoriali” è emerso che cucinare risponde ai cinque bisogni fondamentali secondo la piramide di Maslow (bisogni fisiologici, di sicurezza, di amore ed appartenenza, di stima e di autorealizzazione). Secondo i partecipanti, infatti, cucinare è un’attività che promuove le relazioni sociali, aumenta l’autostima, aiuta a sentirsi più forti nei periodi di stress e permette di esprimersi creativamente e fare nuove esperienze.

Dalle interviste emerge inoltre una sesta dimensione, quella “terapeutica”, per cui cucinare avrebbe un vero e proprio effetto positivo sul benessere psicologico.

D’altra parte, alcuni programmi terapeutici o di riabilitazione cercano di sfruttare i benefici di questa attività. Cucinare si è dimostrato utile con gli anziani: secondo alcune ricerche, li aiuta a ricordare momenti piacevoli, a recuperare abilità motorie e cognitive e a migliorare la loro autonomia.

Tante sono le storie (alcune ormai famose) di chi, grazie alla cucina, ha cambiato in meglio la propria vita, trovando tra i fornelli il tempo e il modo per dedicarsi a sé stessi e agli altri. Cucinando si impara ad avere pazienza, a sperare, a perseverare, a fallire, magari trasformando il disastro in qualcosa di nuovo. Si impara ad avere successo e a godersi le soddisfazioni. Si imparano l’importanza della bellezza e il valore dei dettagli; si impara a giocare di nuovo e a ritornare bambini; si impara a donare.

Allargando ancora lo sguardo, mi piace pensare al cucinare come una gustosa metafora dell’esistenza, in cui esistono infiniti ingredienti e altrettanti modi di combinarli insieme.

Riferimenti bibliografici

Daniel, M., Guttmann, Y., & Raviv, A. (2011). Cooking and Maslow’s Hierarchy of Needs: A qualitative analysis of amateur chefs’ perspectives. International Journal of Humanities and Social Science 1(20), 86-94.

Fitzsimmons, S., & Buettner, L. L. (2003). A therapeutic cooking program for older adults with dementia: Effects on agitation and apathy.American Journal of Recreation Therapy,2(4), 23-33.

Lim, K. H., Morris, J., & Craik, C. (2007). Inpatients’ perspectives of occupational therapy in acute mental health.AustralianOccupational Therapy Journal,54(1), 22-32. doi: 10.1111/j.1440-1630.2006.00647.x

 

Un articolo a cura della Dott.ssa in Psicologia Elena Trebalate

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