Gocce di.. Ignoranza, paura del diverso, odio. Quale legame?
12.Diverso
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Categoria: Gocce di
set, 13, 2015

Abbiamo 4 anni. Siamo soli nella nostra cameretta. La mamma ci ha dato il bacio della buona notte e se n’è andata a dormire altrove, in camera col papà. La lampada del lampione che si trova per strada, davanti la finestra della nostra cameretta, non funziona più e quel che ne risulta è un buio profondo. Non ci sono spiragli di luce o fonti di illuminazione. Se ognuno di noi prova ad immaginare una scena del genere si ricorderà che quel buio in realtà non era vuoto e che, nella maggior parte dei casi, era abitato da fantasmi e mostri immaginari, zombi e vampiri materializzatisi in camera nostra con il solo intento di rapirci per infliggerci chissà quali mali. Come tutti sappiamo quei mostri, in realtà, non esistevano: erano pure fantasie create ad arte dalla nostra mente. Quel che ne risultava era comunque un assoluto e infinito senso di paura. Possiamo dire che quel terrore era relativo a qualcosa che non esisteva nella realtà poiché era il frutto di una nostra cognizione sbagliata, alla quale, però, noi credevamo fermamente; era in qualche modo una paura condizionata dalla nostra ingenuità. Nel mondo degli adulti quell’ingenuità innocente si chiama ignoranza. Ha quindi un nome diverso ma la conseguenza è la solita identica emozione: la paura. Nel mondo degli adulti i mostri, talvolta, sono persone che hanno sembianze diverse dalla nostra, magari hanno un colore di pelle diverso, hanno un credo religioso non uguale al nostro, un orientamento sessuale differente. Quegli spiriti maligni nascosti nel buio della nostra mente probabilmente hanno il kippah in testa, un burka intorno alla faccia e il Corano in mano, sono un uomo che dà un bacio ad un altro uomo o un anziano malato che vive elemosinando per strada. La favola dell’uomo nero diventa realtà e bisogna averne paura, bisogna stargli “alla larga”.

Le cose che ci sfuggono, che non capiamo, che non vediamo nitidamente diventano potenziali minacce alla nostra integrità e alla nostra persona e ciò che può risultarne è risentimento o addirittura odio nei confronti di quella situazione, o di quella persona, che in quel momento rappresenta il pericolo.

La paura da fuoco all’ignoranza, che a sua volta alimenta la paura, e insieme vanno a rimpinguare il calice dell’odio. Ma in questa equazione perfetta (o quasi) è opportuno analizzare ogni singola incognita!

La paura in psicologia rientra nel gruppo delle emozioni primarie, cioè quelle emozioni che sono presenti nel bambino sin dalla nascita, come gioia, sorpresa, tristezza e rabbia e questa tempestività è un indicatore della sua importanza. La paura è infatti un sistema adattivo che modula il rapporto tra l’ambiente e l’organismo favorendo la sopravvivenza di quest’ultimo poiché è un’emozione che si attiva quando i nostri sensi percepiscono uno stimolo dannoso o potenzialmente minaccioso per l’organismo. La paura per la psicologia è quindi funzionale, ma allora che rapporto ha con la fobia che invece è considerata una patologia?

Il confine tra paura e fobia risiede proprio nella funzione adattiva della risposta, ovvero quando l’istinto emotivo scatta in modo inappropriato senza che sia presente una reale minaccia oppure con un’intensità eccessiva. In questi casi la paura si trasforma in un meccanismo fallato e patologico, la fobia, che può essere dunque considerata una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia. Quando si parla di fobie ci viene immediatamente in mente la fobia per gli spazi aperti o per gli spazi chiusi, la fobia per gli insetti e quella per i ragni, quella per il sangue o per le infezioni. Ma esiste un altro tipo di paura irrazionale e incondizionata, quella per il diverso. Pensiamo ad esempio all’omofobia, che letteralmente significa “paura nei confronti di persone dello stesso sesso” e più precisamente si usa per indicare l’intolleranza e i sentimenti negativi che le persone hanno nei confronti degli uomini e delle donne omosessuali, o alla xenofobia, che testualmente viene definita come un “sentimento di avversione generica e indiscriminata per gli stranieri e per ciò che è straniero, che si manifesta con atteggiamenti e azioni di insofferenza e ostilità verso le usanze, la cultura e gli abitanti di altri paesi”. Tali fobie irrazionali e insensate si alimentano in vari modi poiché la società è spesso diffidente nei confronti delle diversità, fino al punto da considerarle pericolose. Tale mancanza di fiducia riguarda tutte le minoranze portatrici di valori nuovi o diversi perché minacciano quelli convenzionali.

Tali credenze sono purtroppo accompagnate da atteggiamenti negativi come l’odio, la discriminazione, l’avversione e il razzismo e da una serie di comportamenti violenti e aggressivi come la segregazione, le violenze fisiche e psicologiche, il rifiuto, l’abbandono e il confinamento di tali persone in luoghi periferici e isolati, alla stregua dei ghetti e dei lazzeretti quattrocenteschi. Potremmo definire queste condizioni come epitaffio della cattiveria umana, ma la cattiveria è figlia di primo grado dell’ignoranza, intesa nel senso di “non sapere pur avendo avuto la possibilità di apprendere”. L’ignoranza della persona si ciba dell’ignoranza della massa e diventa un fenomeno sociale e comunitario

Dal momento che non ci è concesso di sederci sulla nostra decadenza sarebbe auspicabile riscoprire la bellezza della diversità, l’incantevole suono che produce una lingua diversa dalla nostra, il senso di libertà che nasce dalla comprensione e dall’integrazione così da risollevare l’animo di una società ormai fin troppo appiattita. Abbiamo bisogno di interrogarci sui percorsi attraverso i quali riacquistare il valore civile del desiderio di evolverci, crescere e migliorare. Noi possiamo cambiare e trasformarci ma dobbiamo veramente volerlo.. La paura, perlomeno nella sua accezione patologica, è largamente inconsapevole e sfugge, nella fase iniziale, a qualsiasi tipo di esame metacognitivo. L’odio, spesso e purtroppo, è una risposta quasi immediata.

Ma perché odiamo?

Nessuno nasce odiando qualcun altro per il colore della pelle, il suo ambiente sociale o la sua religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto”. Queste parole sono di Nelson Mandela e ci devono far riflettere. A cosa siamo socializzati sin dall’infanzia? Chi ci fa paura e perché? Chi è il nostro “uomo nero”? Ciò di cui abbiamo paura è ciò che conosciamo approfonditamente o è invece ciò che conosciamo meno?

Non esiste una risposta giusta o una risposta sbagliata, non esiste un motivo specifico che calzi a pennello per tutti, ma indubbiamente ognuno di noi è chiamato a riflettere un po’, per cercare di capire e di capirci di più, poiché a volte più che la risposta è importante porsi la domanda.

Siamo sempre al buio, fuori adesso tira anche il vento e abbiamo ancora più paura. Non è una sensazione gradevole e, a dircela tutta, forse ce la siamo anche fatta sotto. Proviamo a cambiare la direzione del nostro sguardo, ci voltiamo verso destra. Vediamo il comodino con sopra l’abat-jour che ci ha regalato la nonna per Natale. Ci sporgiamo e l’accendiamo. Sentiamo il clic dell’interruttore.

Poi, la Luce.

Ci voltiamo di nuovo avanti.

I mostri non ci sono più e forse non ci sono mai stati,

la paura è svanita.

Dott.ssa Lisa Ribechini

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