Parliamo di… Mobbing Post-Parto
6.Mobbing
+
Categoria: Parliamo di
set, 13, 2015

Molti madri lavoratrici in Italia subiscono silenziosamente un fenomeno definito mobbing post-parto, fenomeno di cui, purtroppo, si parla ancora poco ma che negli ultimi cinque anni ha subito un triste aumento, pari al 30 per cento. LOsservatorio Nazionale Mobbing stima che negli ultimi due anni 800mila donne sono state licenziate o costrette a dimettersi e almeno 350mila sono state discriminate per via della maternità o per aver avanzato richieste per conciliare il lavoro con la vita familiare. L’incidenza è superiore nelle regioni del Sud (21%), del Nord Ovest (20%) e del Nord Est (18%) ma le situazione più allarmante si registra nelle grandi città, di cui Milano è capofila. I settori più diffusi riguardano il commercio, i pubblici esercizi, gli studi professionali ma anche settori come le telecomunicazioni e l’editoria.

Le donne che denunciano le proprie aziende sono davvero molto poche e, spesso, se hanno il coraggio di farlo, si limitano ad avviare una causa al Tribunale del Lavoro che di solito non riescono a portare a termine poichè all’interno dell’azienda stessa prendono campo dei meccanismi psicologici che portano allo stremo la donna che, esasperata, rassegna le dimissioni e lascia definitivamente il lavoro. I sindacati confermano che le denunce verso i datori di lavoro vengono ritirate senza avere neppure raggiunto un adeguato compromesso economico: ogni giorno si ritrovano a ricevere segnalazioni e a raccogliere storie di donne vittime di mobbing al rientro dalla maternità o addirittura a gravidanza ancora in corso. Mentre nelle aziende si continua a demansionare, isolare e provare psicologicamente le lavoratrici fino a provocarne le dimissioni.

E il punto infatti è proprio questo perché anche il mobbing ha le sue regole: non sarà mai il datore di lavoro a prendere l’iniziativa e a licenziare, la legge è dalla parte della donna in questo, non si può licenziare una dipendente incinta o appena rientrata dalla maternità. Quindi, se l’obiettivo dell’azienda è quello che la donna se ne vada, farà in modo che sia lei stessa, psicologicamente provata, a chiedere le dimissioni.

Quali le soluzioni allora?

Inanzitutto la lavoratrice dovrebbe trovare la forza di non dimettersi. Sarebbe necessario combattere contro questo fenomeno, denunciare questi atti subdoli e, soprattutto, una volta vinta la causa, tornare al lavoro, cosa che, molte donne, stanche e umiliate, non riescono a fare. E in questo modo sono comunque le aziende ad averla vinta.

Altre donne, costrette a lasciare il lavoro, decidono comunque di non arrendersi e di reinventarsi come libere professioniste e imprenditrici. Mettendo a frutto il proprio talento aprono una piccola impresa autonoma in modo che possano gestirsi e organizzarsi da sole, conciliando la vita lavorativa con quella di madre.

Marica Vignozzi

Nessun commento