Scuola dell’Infanzia: i bambini di oggi
nativi-digitali
+
Categoria: Scuola
mag, 12, 2015

I bambini di Oggi sono molto diversi dai bambini di Ieri. Nascere nell’epoca della digitalizzazione e del wi-fi, del Mondo intero racchiuso in un oggetto, il PC, che noi tutti abbiamo in casa, ha sicuramente i suoi effetti. I nativi digitali sono bambini più acuti ma anche più irrequieti, sempre connessi virtualmente ma proprio per questo più soli. Questi cambiamenti si manifestano inevitabilmente anche nel comportamento assunto a Scuola.

In questo numero di Agorà Giornale Telematico daremo voce ad un’esperta del settore, la Dott.ssa Martina Signorini, laureata in Scienze della Formazione Primaria e collaboratrice presso alcune Scuole dell’Infanzia del Pisano.

Iniziamo questa intervista chiarendo un punto a non tutti noto. Cos’è e che ruolo ha la Scuola dell’infanzia oggi?

In Italia la scuola dell’infanzia (comunemente chiamata scuola materna o asilo) si rivolge ai bambini dai 3 ai 6 anni d’età e genericamente il tempo-scuola previsto è di 8 ore giornaliere, per un totale di 40 settimanali. Attualmente il progetto sottostante a tale Istituzione è quello puramente educativo. Attraverso la legge sull’autonomia scolastica del 1997 e in concreto con la legge di riordino dei cicli d’istruzione del 2000, la scuola dell’infanzia ha infatti abbandonato definitivamente il precedente ruolo assistenziale assegnatogli, concorrendo invece alla formazione integrale del bambino e della bambina, nella sua interezza bio-psico-sociale. L’unicum corpo-mente-emozioni è inscindibile nei bambini come negli adulti e per questo necessita di uno sviluppo unitario in ogni sua dimensione (fisica, cognitiva, affettivo-emotiva, sociale). Tali dimensioni sono in egual modo coinvolte nell’apprendimento, in quanto tutte risultano essenziali e funzionali per la crescita della persona.

Ci può specificare nel dettaglio tali dimensioni?

Come enunciano le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012, la scuola dell’infanzia possiede la finalità di promuovere lo sviluppo dell’identità, cioè di “vivere serenamente tutte le dimensioni del proprio io”. Tali dimensioni nello specifico sono ad esempio l’autonomia, ovvero “l’avere fiducia in sé e negli altri”, la competenza, di “giocare, muoversi, manipolare, curiosare, imparare a riflettere sull’esperienza, comprendere…” e così via, e infine la cittadinanza, ovvero lo “scoprire l’altro diverso da sé e attribuire progressiva importanza agli altri e ai loro bisogni”.

Come sono cambiate le dimensioni identitarie nei bambini di oggi ?

I molteplici studi effettuati negli ultimi decenni sulla Società evidenziano un mutamento profondo in essa come risulta altrettanto diverso il nucleo familiare odierno. Questi fattori si ripercuotono inevitabilmente sullo sviluppo psico-affettivo e cognitivo del bambino. Tali trasformazioni derivano in parte dallo sviluppo tecnologico sempre crescente e quindi dall’utilizzo ormai di massa dei new o self media (internet, personal computer e telefoni cellulari di ultima generazione, televisione digitale, videogiochi). Le caratteristiche di tali strumenti, come la presenza di vari e diversi stimoli sensoriali (una pagina web ad esempio può contenere audio, video, testo ecc.) e la contemporanea velocità di funzionamento e di esecuzione, hanno prodotto modificazioni radicate e radicali nella struttura cerebrale con conseguenti diversità nel funzionamento di alcune aree.

Quali sono i maggior cambianti che riscontra lavorando con questi “nuovi bambini”?

Nei bambini e nelle bambine di oggi, nati/e appunto all’interno della nuova epoca digitale, riscontriamo diversità sostanziali soprattutto riguardo ai processi attentivi e di autocontrollo: l’incessante processamento delle informazioni richiesta dai media sovraccarica la memoria e rende più difficile la concentrazione. Ci troviamo infatti di fronte a bambini e a bambine che hanno difficoltà nel rimanere concentrati a lungo, difficoltà a restare seduti per un tempo prolungato (la concentrazione implica un controllo motorio), difficoltà a rispettare regole condivise, difficoltà a riconoscere le proprie emozioni e quindi a controllarsi e a gestirsi.

Esiste, a suo parere, una soluzione a tale questione?

A mio parere chiunque si occupi dell’educazione e dell’istruzione della futura generazione dovrebbe puntare a potenziare lo sviluppo delle funzioni attentive e di autocontrollo attraverso diverse pratiche che possono essere utili. Un modo possibile è ad esempio la lettura. Tale abilità di base è molto importante per far sviluppare un pensiero profondo e riflessivo, quindi controllato, oppure ricorrere al metodo dell’educazione digitale, che consiste nel far sviluppare sin dalla prima infanzia una competenza digitale con lo scopo di far capire veramente cosa sono i media e come possono essere utilizzati in modo giusto e funzionale. In alternativa è possibile prendere in considerazione esercizi fisici di rilassamento per dar modo ai bambini di sviluppare un adeguato controllo motorio ed emotivo.

La mutazione antropologica che ha trasformato i nativi cartacei in nativi digitali ha sicuramente avuto le sue conseguenze sia a livello psicologico che sociologico che culturale. La Scuola, come Istituzione, ha risentito molto di questo cambiamento e il sistema educativo che ne è alla base deve inevitabilmente trasformarsi, per adattarsi alla modernità e all’evoluzione culturale in atto.

 

Dott.ssa Lisa Ribechini

Nessun commento