Scuola: le Prove INVALSI
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Categoria: Scuola
giu, 10, 2015

In questo numero di Agorà Giornale Telematico ci occuperemo di Prove INVALSI con Jessica Marianelli, Dott.ssa in Scienze della Formazione Primaria e insegnante presso alcune scuole primarie della provincia di Pisa.

Dott.ssa Marianelli, per prima cosa ci spieghi cosa sono le prove INVALSI.

L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione (INVALSI) è un ente di ricerca di diritto pubblico che, con il D. Lgs. n. 258/1999, ha accolto l’eredità del CEDE, Centro Europeo dell’Educazione, sorto negli anni Settanta del secolo scorso.

L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione, così definito nel D. Lgs. n. 286/2004, è dotato di autonomia amministrativa, scientifica, organizzativa, finanziaria, regolamentare, contabile e patrimoniale ed è soggetto alla vigilanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) il quale, mediante direttive, annuali e triennali, e linee-guida fissa gli obiettivi della valutazione esterna condotta dal Servizio Nazionale di Valutazione (L. n. 176/2007). Uno dei compiti principali dell’INVALSI, definiti nel D. Lgs. n. 213/ 2009, è, infatti, quello di promuovere periodiche rilevazioni nazionali e internazionali sui livelli di apprendimento raggiunti dagli studenti italiani durante il loro percorso scolastico.

Che ruolo ha il Sistema di Valutazione Nazionale?

La necessità di istituire un Sistema di Valutazione Nazionale (SVN) è nata soprattutto in seguito alla Legge n. 59 sull’Autonomia scolastica del 1997, la quale ha riconosciuto un’autonomia amministrativa, didattica e organizzativa a ciascuna istituzione scolastica. Considerata, dunque, la piena responsabilità di ogni scuola della propria offerta formativa, l’INVALSI ha l’obiettivo di creare dei sistemi di rilevazione esterni e oggettivi per valutarne la qualità mediante l’utilizzo di prove standardizzate.

Cosa valutano quindi le Prove Invalsi?

Le cosiddette Prove Invalsi sono finalizzate a valutare non i singoli alunni ma l’efficacia e l’efficienza del sistema di istruzione nel suo insieme.

Ad oggi, le Prove Invalsi sono obbligatorie nelle seguenti classe:

  • Scuola Primaria: classe II e V (a partire dall’a.s. 2008/2009);
  • Scuola Secondaria di Primo Grado: classe III (a partire dal 2009/2010);
  • Scuola Secondaria di Secondo Grado: classe II (a partire dall’a.s. 2010/2011).

L’unica prova coinvolta nella valutazione del profitto del singolo alunno è la prova Invalsi prevista nella classe III della scuola secondaria di primo grado che, con il D.P.R. n. 122/2009, concorre alla valutazione conclusiva dell’esame di Stato.

Come sono strutturate le prove?

Le prove, svolte per ciascun livello di classe nella stessa giornata nel territorio nazionale, prevedono una parte di italiano e una parte di matematica.

La parte di italiano comprende l’analisi di più testi con risposta multipla e dei quesiti di grammatica; solo per la classe II della scuola primaria è prevista una prova di lettura cronometrata (due minuti). La parte di matematica, invece, prevede dei quesiti sotto forma di problem solving, anch’essi a risposta multipla. Per lo svolgimento delle prove, gli studenti hanno a disposizione 75 minuti di tempo.

I risultati delle prove vengono restituiti alle singole scuole in forma privata e anonima; secondo la nota congiunta pubblicata dal MIUR e INVALSI il 18 febbraio 2014, i risultati delle prove svolte dagli alunni con disabilità intellettiva non vengono inclusi nella media di classe e della scuola. Occorre, infatti, segnalare nella scheda delle risposte dello studente, la presenza e la tipologia della disabilità (legge 104/1992, legge 170/2010, direttiva 27 dicembre 2012, circolare ministeriale 8/2013, nota 22 novembre 2013).

In definitiva, qual è la finalità degli Invalsi?

Le Prove Invalsi, in conclusione, vogliono offrire un quadro sulle competenze acquisite dagli studenti italiani al fine di monitorare il Sistema Nazionale di Istruzione e poterlo confrontare sia all’interno del medesimo Paese che con le altre realtà europee, dotate di sistemi scolastici ed educativi profondamente diversi. Occorre precisare che, nonostante le diverse opinioni sulla struttura e sull’utilità di tali prove ritenute (forse per certi versi giustamente) inadeguate a valutare i livelli di apprendimento degli studenti, esse non vogliono ostacolare o sostituire le valutazioni sommative e formative realizzate quotidianamente dagli insegnanti nelle scuole, ma offrire uno strumento in più, un punto di riferimento esterno e obiettivo a sostegno della professionalità docente.

 

L.R.

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